Verso una rivoluzione cognitiva: ‘didattica aumentata’, intelligenza emotiva e tecnologia

La significativa quantità di tempo che abbiamo trascorso tra i banchi ci impone di riconoscere la scuola in quanto prezioso luogo di confronto e di sviluppo che, dopo la famiglia, costituisce il nucleo sociale più vicino al percorso di crescita personale. Infatti, fino al raggiungimento della maturità, le aule sono l’ambiente più frequentato dai giovani. “Occorre quindi che l’istituzione scolastica mantenga il suo ruolo sociale, ovvero quello di formare le menti e forgiare gli animi del domani”. È in questi termini che vediamo il cambiare la scuola come un mezzo per cambiare il mondo.

È dai tempi di Quintiliano che ci si domanda come rendere la scuola più utile, interessante e adeguata al momento storico. Oggi l’educazione è impostata per creare esattamente quei tipi di lavori che stiamo andando a cercare di eliminare attraverso il progresso tecnologico e l’intelligenza artificiale. Come già si domandano i molti, di cosa si occuperà un giorno la ‘massa inutile’? I percorsi di studio ci stanno realmente preparando a gestire le sfide dei prossimi decenni o stiamo solo rimandando un inevitabile cambiamento radicale nella sua impostazione?

Quando nel mio articolo precedente ho parlato del training per gli astronauti, il riferimento (ovviamente) non era casuale. Oggi, i ragazzi vengono formati per affrontare e costruire un mondo che ancora non esiste e che ci appare oscuro e sconosciuto, come il cosmo. La scuola del futuro deve fare i conti con ciò che ci attende ed essere in grado di preparare le nuove generazioni per l’ignoto, con una formazione non solo tecnica ma anche esperienziale e psicologica: questo è ciò che il sistema didattico può attingere dal training spaziale per creare le basi di una civiltà più evoluta, in grado di cooperare e, inoltre, di espandersi oltre la Terra.